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7^ SETTIMANA – ECCOMI NASCOSTA AL BUIO TRA GLI SCAFFALI, SENTO DI NON ESSERE SOLA E STO TREMANDO DI PAURA. (pag. 92 - 96)

Per distrarmi, mi concentro su fasci di luce intermittente che filtrano dalle finestre della libreria. Devono provenire dal vecchio lampione davanti alla piazzetta. Tre lampi brevi. Uno lungo. Tre brevi. Pausa.

Ancora, tre brevi. Uno lungo. Tre brevi. Un momento. Il lampione conosce il CODICE MORSE? Cerco nella mia borsa da Mary Poppins la torcia che porto sempre con me e provo a lanciare lo stesso messaggio. 

Per qualche secondo non accade nulla. 

Poi il silenzio viene scalfito da una voce: 

«Fiorella, sono io! Sono qui per aiutarti!»

Rosetta? Possibile? 

«Rosetta, sei tu?», chiedo con un filo di voce.

«Al tuo servizio!», risponde baldanzosa, sbucando dal retro della libreria. «Ma allora l’archeologa di cui parlava Isacco eri tu, non Ortensia! Pensavo fossi ancora in Grecia per conto del museo», le dico con la tensione che inizia ad allentarsi.

«Sono tornata nel pomeriggio. Stavo catalogando i reperti trovati, quando ho ricevuto un messaggio di Isacco che diceva di precipitarmi qui con il mio kit da archeologa e rimanere nascosta con te, ma non conosco i dettagli della missione».

«Oh Rosetta, sei davvero unica! Sono così felice di vederti!», le dico, abbracciandola forte. Naturalmente, le spiego ogni cosa, mentre ci avviciniamo di soppiatto verso la porta della soffitta.

La serratura è antica e arrugginita. Rosetta apre il kit, sceglie con cura gli attrezzi più adatti. Dopo qualche minuto sentiamo un CLANG che fa ben sperare. La porta si apre lenta e cigolante. Davanti a noi compare una scala ripida avvolta nel buio. Rosetta solleva la torcia. Entra in campo l’archeologa che è in lei: «Dietro di me!» 

Cominciamo a salire. 

La soffitta è grande e buia. Odora di polvere e di naftalina. A poco a poco i nostri occhi si abituano alla penombra. La stanza è piena di ogni sorta di ciarpame, oltre che di scaffali pieni di pacchi, libri, incartamenti vari e vecchie carte geografiche. 

C’è da mettersi le mani nei capelli, ma non c’è tempo per lamentarsi. Abbiamo una missione da portare a termine: trovare un’antica edizione delle Cronache di Narnia.

Ci mettiamo a cercare dappertutto. A quattro zampe, proprio come Anna quando fa la cerca-cose. Controlliamo gli scaffali bassi, dove sono ammucchiati vecchi libri di pirati e tesori; i volumi più preziosi potrebbero essere lì, ma niente. Dopo ore di ricerche, abbiamo trovato edizioni rare di ogni genere, Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda, la Divina Commedia, antichi bestiari, enciclopedie, ricettari e inventari, ma di Narnia nemmeno l’ombra! Nel frattempo si è fatta notte fonda. Sento gli occhi che si stanno per chiudere, quando Rosetta mi chiama in preda all’eccitazione. Corro verso di lei. Tiene tra le mani un grosso libro. Il cuore mi balza in gola. L’avrà finalmente trovato? «Fiorella, proprio come pensavo! La storia infinita 

La delusione lascia subito spazio alla meraviglia per la bellezza di quest’edizione. La copertina è rivestita di seta rossa con al centro un medaglione con una miniatura, come usava tempo fa, mi incanto a guardare i piccolissimi particolari e le pagine con i testi prima verdi, poi rossi.  

Rosetta interrompe il mio flusso di pensieri: «Fiorella, sapevo di non sbagliare, sta succedendo anche a noi!» 

La guardo senza capire.

«Bastiano, il protagonista, si rifugia in libreria per sfuggire ai compagni che l’avevano preso di mira e poi si nasconde nella soffitta per leggere senza essere disturbato un misterioso libro, che altro non era che La storia infinita stessa. E quel libro lo trascina dentro la storia. Bastiano diventa sia il lettore che l’eroe destinato a salvare il regno di Fantàsia dal nulla che avanza. Non ti sembra familiare?»

Si guarda attorno. 

«La libreria del libro ricorda molto l’Antica Libreria, il libraio assomiglia al nostro caro Dante. E la soffitta… La soffitta è in tutto e per tutto come quella del libro». 

In effetti, tutto combacia. Un brivido mi attraversa la schiena.

«Stai dicendo che…»

«SIAMO ENTRATE ANCHE NOI NELLA STORIA INIFINITA! Dobbiamo leggere per capire come salvare la libreria!» 

Che sia possibile? Sarà la stanchezza o l’atmosfera, ma l’idea non mi sembra poi così assurda. Rosetta prende alcuni cuscini  e srotola un vecchio tappeto. 

«Mettiamoci comode e  iniziamo dal principio». 

Rosetta apre il libro e inizia a leggere ad altavoce.

Mi piacerebbe sapere che diavolo c’è in un libro fintanto che è chiuso. Naturalmente ci sono dentro soltanto le lettere stampate sulla carta, però qualche cosa ci deve pur essere dentro, perché nel momento in cui si comincia a sfogliarlo, subito c’è di colpo una storia tutta intera. Ci sono personaggi che io non conosco ancora e ci sono tutte le possibili avventure e gesta e battaglie, e qualche volta ci sono delle tempeste di mare oppure si arriva in paesi e città lontani. Tutte queste cose in qualche modo sono già nel libro. Per viverle bisogna leggerlo, questo è chiaro. Ma dentro ci sono fin da prima. Vorrei proprio sapere come.»  E d’improvviso si sentì avvolgere da un’atmosfera quasi solenne. Si sistemò comodamente, afferrò il libro, aprì la prima pagina e cominciò a leggere.

Le sue parole sembrano riempire la soffitta. E in quel momento, capisco. «Ma certo, Rosetta, come ho fatto a non pensarci prima? Dobbiamo leggere dall’inizio!»

Questa volta è Rosetta spiazzata dal mio entusiasmo. Frugo nella mia borsa e tiro fuori Il leone, la strega e l’armadio, che mi aveva dato Dante.  «Ascolta questa dedica di C.S. Lewis, l’autore di Narnia». Leggo le parole rivolte a Lucy e mi soffermo su questa frase: «“Un giorno diventerai abbastanza grande da leggere le fiabe di nuovo: allora recupererai la mia da uno degli scaffali più alti, toglierai la polvere e mi dirai cosa ne pensi"». Quando finisco il cuore mi batte fortissimo. «Rosetta, capisci? Abbiamo guardato in basso, mentre dovevamo cercare in alto! Come ho fatto a non pensarci? Anche in libreria Dante tiene Narnia sempre nello scaffale più alto!» Rosetta spalanca gli occhi.

Ci guardiamo complici, senza bisogno di dire altro. Corriamo verso uno scaffale talmente alto che per arrivarci bisogna salire su una scala scorrevole agganciata all’ultimo ripiano della libreria. Salgo con prudenza uno scalino alla volta e faccio passare uno a uno i volumi impolverati. Mi tornano in mente le parole di Dante: “Sarà finito inavvertitamente in soffitta dietro ad altri libri che ho riposto lì”. Sposto alcuni libri accatastati. Poi lo vedo. Un cofanetto blu. Lo afferro con delicatezza. Contiene sette volumi. Sulle coste, i titoli sono molto piccoli e scritti in oro, quindi nella penombra fatico a leggere, ma riesco a distinguere: un fauno,  un cavallo, un topo, un unicorno. Il respiro mi si ferma. «Rosetta… l’abbiamo trovato!» 

Scendo più velocemente di come sono salita: è il momento di scoprire il segreto che nascondono questi libri. 

L’archeologa inizia a sfogliarli con estrema attenzione, cercando fogli nascosti, appunti o lettere conservate tra le pagine. Io faccio come lei, quando a un tratto sento una voce di donna, che mi chiama da lontano. Chi può essere? Non devono trovarci! Cerco rapidamente un nascondiglio e apro un enorme guardaroba, lasciando un’anta un po’ aperta. Questo armadio deve essere enorme, perché non ne sento il fondo. Faccio qualche passo indietro ma avverto qualcosa scricchiolare sotto le mie scarpe e un freddo improvviso. Sembra neve. Un attimo dopo sento qualcosa di duro e ruvido, perfino pungente. Sembrano rami, penso sempre più sbigottita. Dove avrebbe dovuto esserci la parete di fondo dell’armadio ci sono invece alberi. È un bosco, è buio e nevica. «Rosetta, è successo davvero! Sono entrata nel libro!», grido, ma la mia amica non sente. Sono un po’ spaventata, ma la curiosità mi spinge ad andare avanti. In fondo al sentiero vedo una luce. Penso proprio di sapere da dove provenga. E infatti dopo poco eccomi al lampione di Narnia, sotto al quale c’è una figura che mi chiama. Dev’essere Tumnus, il fauno. 

«Fiorella, Fiorella, cosa fai qui? Come sei entrata?», mi chiede con una voce piuttosto familiare. La figura si avvicina sempre di più. Una mano mi scuote. Mi sveglio di soprassalto e mi trovo davanti Dante. Per un attimo non capisco dove sono. La soffitta, i libri, il tappeto. Narnia è sparita. Cerco con lo sguardo la mia amica, ma di lei non c’è traccia. 

«Dante, posso spiegarti tutto», balbetto imbarazzata e assonnata. «Ero assorta a leggere Narnia e devo essermi addormentata, tutto qui», spiego, sperando non mi faccia domande, che invece arrivano: 

«E dimmi, sei passata dall’armadio guardaroba per entrare nella mia soffitta chiusa a chiave da un secolo?» mi incalza lui. 

«Ehm, qualcosa di simile in effetti», rispondo, abbassando lo sguardo sulle mie scarpe, che mi sembrano bagnate. 

Lui mi scruta per un attimo tutto serio, poi si lascia andare alla curiosità: «Non ti chiederò altro», dice piano. «Ma dimmi almeno: l’hai trovato?». 

«Sì, Dante», gli rispondo emozionata. «Eccolo qui» e gli porgo il cofanetto blu con le mani tremanti. Il libraio non riesce a parlare dalla commozione. Vorrei tempestarlo di domande, ma capisco che è il momento di lasciarlo solo. Mi avvio verso l’uscita in punta di piedi. Sto per scendere dalla soffitta, quando sento un sussurro alle mie spalle: 

«Fiorella, grazie». 

7^ SETTIMANA – ECCOMI NASCOSTA AL BUIO TRA GLI SCAFFALI, SENTO DI NON ESSERE SOLA E STO TREMANDO DI PAURA. (pag. 92 - 96)
Capitolo 8 - Indice

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